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Ultima cena, Tiziano Vecellio, 1545, Galleria Nazionale delle Marche, Urbino; particolare, durante la pulitura degli strati sovrammessi che ha evidenziato la cromia originale

Il restauro dello stendardo di Tiziano. La verità del colore.

La Galleria Nazionale delle Marche ha presentato il ritorno della pregiata tavolozza ”veneziana” dello stendardo di Tiziano, completamente restaurata.
In seguito all’intervento presso l’ISCR di Roma, l’opera risplende ancora nell’Appartamento del Duca del meraviglioso Palazzo Ducale di Urbino.
Un’opera rara per la città marchigiana, unica ancora presente a Urbino tra quelle realizzate da Tiziano. Si tratta di uno stendardo processionale presto ”riconvertito”, separando le due facce, in due tele da destinare ai lati della pala dell’altare maggiore della Chiesa della Confraternita del Corpus Domini.
Lo stendardo, dipinto da Tiziano Vecellio a Venezia tra il 1542 e il 1544, con le raffigurazioni dell’Ultima Cena e della Resurrezione, è stato affidato il 17 gennaio scorso alle cure dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro. In questi sette mesi, il team del Laboratorio Dipinti su tela (uno dei quattordici laboratori di restauro dell’ISCR), coordinato dalla dott.ssa Federica Zalabra, operando in strettissima collaborazione con gli esperti scientifici dell’Istituto, ha raggiunto un risultato sorprendente. Il delicato e laborioso intervento, che ha rimosso gli strati alterati delle vecchie vernici, ha fatto riemergere la tavolozza tutta“”veneziana” del grande Tiziano; le lacche, l’azzurrite, il giallo di piombo, il verderame, pigmenti tipici della sua produzione (la cui presenza è stata anche confermata dalle indagini non-distruttive della fluorescenza ai raggi X, XRF), sono stati riportati alla luce. Sono quindi di nuovo pienamente godibili la brillante cromia dei due dipinti e i raffinati effetti cangianti, che caratterizzano in particolar modo le vesti dei personaggi.
Il cantiere di restauro ha riservato anche altre sorprese. La cornice originale dello stendardo, che si temeva ormai completamente perduta, è stata rintracciata sul bordo della tela ripiegato intorno al telaio. Si tratta di pochi frammenti che non permettono di ricostruire il motivo decorativo ma che mostrano delle figurazioni bianche a fondo rosso.
Le indagini scientifiche, inoltre, hanno rivelato molto del modus operandi di Tiziano. La spettroscopia infrarossa IR, infatti, ha permesso di “guardare” al di là della superficie visibile, mettendo in evidenza pentimenti e modifiche in corso d’opera, soprattutto sull’impostazione prospettica delle figure, a testimonianza di un metodo di lavoro che, nella definizione dello spazio, preferiva una certa libertà costruttiva al rigore geometrico.
L’opera ha lasciato il laboratorio dell’ISCR al San Michele il 17 luglio 2018 per essere collocata nella Camera da Letto del Duca all’interno del Palazzo Ducale di Urbino.
Durante il cantiere di restauro è stata data la possibilità ai romani di “fare visita” allo stendardo di Tiziano grazie all’iniziativa I Lunedì dell’ISCR, visite guidate su prenotazione, che l’Istituto organizza periodicamente per rendere la cittadinanza partecipe ai restauri sui tesori del nostro patrimonio.
L’Istituto ha già, nell’arco della sua pluridecennale attività, prestato cure a opere del maestro veneto, quali il San Domenico della Galleria Borghese (restaurata nel 1996), la Religione (restaurata nel 2002), e la Salomè (restaurata nel 2010/11) entrambe della Galleria Doria Pamphjli, e più di recente la Madonna della Misericordia, attribuita alla bottega di Tiziano, della Galleria Palatina di Palazzo Pitti, restaurata nel 2016.

Una breve storia dello stendardo di Urbino

Le due tele raffiguranti l’Ultima Cena e la Resurrezione facevano parte, in origine, di un unico stendardo a doppia faccia commissionato a Tiziano dalla Compagnia del Corpus Domini di Urbino. Lo stendardo, spesso chiamato gonfalone o pallio, è un’importante insegna usata in ambito processionale. Come tutte le Compagnie del Corpus Domini, anche quella di Urbino aveva tra i suoi compiti quello di organizzare le celebrazioni in occasione delle solennità del “Corpo e Sangue di Cristo”.
Alcuni documenti di pagamento ci informano che Tiziano lavorava all’opera già nel dicembre del 1542 e giunse a Urbino nel giugno del 1544.
Un anno dopo l’opera venne divisa e se ne ricavarono due dipinti che vennero posti ai lati dell’altare maggiore della chiesa della Compagnia in Pian di Mercato. Questa operazione venne eseguita da Pietro Viti pittore di Urbino e figlio del più noto artista Timoteo, il quale dipinse anche la cornice dorata.
Nel 1866, a seguito della soppressione della Compagnia e della successiva demaniazione, le due tele furono trasferite nell’Istituto di Belle Arti e nel 1912 passò alla Galleria Nazionale delle Marche.

 

Gruppo di lavoro ISCR

Direzione lavori: Federica Zalabra
Restauro e coordinamento e Direzione tecnica: Carla Zaccheo
Restauratori: Francesca Borgioli e Maria Cristina Lanza (collaboratrici esterne)
Documentazione fotografica: Angelo Raffaele Rubino
Indagini scientifiche
Indagini multispettrali (IR): Fabio Aramini
Indagini microscopiche sui supporti tessili: Maria Rita Giuliani
Indagini chimiche: Fabio Talarico
Falso colore nell’infrarosso Mauro Torre
Fluorescenza UV: Angelo Rubino e Mauro Torre

 

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